L’autismo e le sue potenzialità: il traforo

L’autismo e le sue potenzialità: il traforo

manga traforo

L’autismo e le sue potenzialità: il traforo. Una breve introduzione.

L'autismo e le sue potenzialità è l'argomento principale di questo articolo. Partirò dall'esperienza personale di mio fratello minore, un trentenne con autismo, e mi concentrerò su un aspetto in particolare: il traforo.

Mio fratello Igino ha ricevuto la diagnosi del disturbo dello spettro autistico quando era molto piccolo. Un campanello d’allarme della situazione sono stati diversi fenomeni di incapacità di articolare parola o di relazionarsi.

Eppure chi lo incontra oggi direbbe che lui sa comunicare e rapportarsi in modo ineccepibile, e i soli tratti somatici non si associano subito alla patologia. Quando vuole qualcosa, col suo italiano impeccabile fa la sua richiesta e si incaponisce finché non la ottiene nel giorno e nell’orario concordati. Guai a non rispettare questa scadenza: peste e corna!

Inoltre in casa è lui a mantenere l’ordine: gli scaffali sono pieni di costruzioni Lego e di DVD disposti secondo criteri scelti da lui e guai a cambiarglieli.

In ogni luogo in cui lui nota il calendario non aggiornato, senza chiedere il permesso va a cambiarlo. È un suo modo di relazionarsi col tempo, un modo per restare sempre presente NEL presente. Gli dà sicurezza sapere che giorno e che ora è.

Il suo essere meticoloso si manifesta, oltre che nelle situazioni citate, nel punto a croce e soprattutto nei lavori in traforo. Scopriamo insieme questa potenzialità dell’autismo.

Scoperta dell’abilità nel traforo

Era il 2009 quando Igino entrò a far parte del Centro Buonincontro a Casalnuovo di Napoli. È stato qui che abbiamo scoperto quanto fosse abile nel creare opere in traforo. Quale gioia per mio padre sapere di un figlio così talentuoso! Cercava immagini su Internet, le mandava in stampa in bianco e nero e con la carta carbone creava il disegno sulla base del legno compensato. Papà lo aiutava a esprimere dolcezza, sensualità, determinazione nelle sue opere che riguardavano qualsiasi ambito: cinema, sport, manga, cartoni animati, letteratura, musica. Anche alcuni di noi della famiglia siamo stati “traforati”.

Verbi al passato e il rapporto di Igino con la solitudine

Ho usato verbi all’imperfetto poiché da sei anni papà è volato in cielo e da poco la nostra nonna, sua madre, lo ha raggiunto. Igino ora ha solo me, mio marito, mia mamma, mia sorella, mio cognato e tutte le persone che gli vogliono bene. Si direbbe che la solitudine non rientri nelle sue corde, a parte quei momenti in cui è lui a esprimere questa esigenza.

Per esempio, quando si isola davanti al PC per guardare i cartoni animati o davanti al tablet per giocare (anche se con me gioca volentieri). Altri momenti di solitudine ricercata sono quando gironzola per casa o altrove parlando da solo, mentre ripete frasi di cartoni animati o film. In tutta onestà, chi non parla con se stesso o non avverte il bisogno di un po’ di solitudine di tanto in tanto?

Eppure avverte la paura della solitudine: si preoccupa dello stato di salute di chi gli sta intorno e non viene mai lasciato solo a casa. Infine avverte la paura della vecchiaia: non sia mai mia mamma ha dei capelli bianchi, deve subito coprire quel colore!

Non voglio indugiare sulle tristezze né mi prolungherò sui suoi brevi periodi mensili di aggressività.

I miei ringraziamenti

Voglio concludere dicendo che sono grata a diverse persone per le soddisfazioni e i passi da gigante che lui ha fatto.

Prima di tutto per avere cura di una persona con disabilità ci vogliono tanta pazienza e testardaggine, e i miei hanno entrambe. Come supporto alla famiglia, non c’è niente di meglio di un’équipe medica che la segua.

Ringrazio i due centri e all’ONLUS che si sono presi cura di lui dall’infanzia. In primis il Centro Dinastar al “buvero di Sant’Antonio” a Napoli centro, con un rapporto medico-paziente 1:1. Dal 2009 al 2015 Igino ha frequentato il Centro Buonincontro a Casalnuovo di Napoli, dove abbiamo scoperto le sue grandi doti nel traforo e nel punto a croce. In più, il rapporto medico-paziente è 1:tanti.

L’ONLUS che frequenta adesso usa la TMA (Terapia Multisistemica in Acqua) secondo il metodo Caputo Ippolito, e spero andrà avanti questa iniziativa, perché Igino si sta trovando bene e chi lo segue sta avendo modo di apprezzare le suddette potenzialità dell’autismo.

L’importanza della scuola

Anche la scuola ha una grande responsabilità nel far emergere le capacità potenziate di una persona con autismo o con altre disabilità. Nella fattispecie sono grata ai vari corpi docenti delle scuole che ha frequentato, soprattutto l’IPIA a Ponticelli: un suo compagno aveva affermato a più riprese che Babbo Natale non esisteva, così un giorno mio fratello fece in modo di far rispettare anche la propria idea.

Inoltre, alla festicciola di 18 anni che preparammo per lui a casa, vennero i suoi compagni e uno dei professori affezionati a lui. 

Ultimi ringraziamenti

Ultimo ma non meno importante, ringrazio Dio perché so di situazioni molto più gravi: credo nel fatto che a ogni persona spetti una croce ben precisa. Nel caso di Igino una croce in traforo, non a caso scelta come foto messa in evidenza!

Di seguito riporto un piccolo assaggio di quanto mio fratello ha realizzato finora.

Per altre foto delle opere create in traforo, consultate il seguente sito: https://robertafivisone.wixsite.com/meravigliosotraforo.

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